
Segni d'Africa - Emanuela de Franceschi
“非洲印象”(Segni d’Africa)是意大利艺术家埃曼努埃拉·德·弗朗切斯基(Emanuela de Franceschi)的一次个人艺术项目,展览在米兰艺术与科学博物馆(Museo Arte Scienza – MAS)举办。展览通过艺术家独特的绘画语言与视觉符号的交织,探讨非洲传统文化、仪式图像与当代表达之间的联系与转化。
在这一系列作品中,艺术家从非洲面具、部落符号以及装饰图案中汲取灵感,将这些富有象征意义的传统视觉元素转化为具有当代表现力的绘画语言。强烈而富有张力的色彩、几何化的结构以及象征性符号共同构建出一种富有节奏感的视觉空间,使作品既唤起古老文化的记忆,也呈现出具有当代精神的艺术表达。
“非洲印象”是艺术家对非洲视觉文化的一次艺术性回应,也是一种关于文化交流与符号再诠释的创作实践。通过其个人化的艺术视角,展览邀请观众在历史与当代、传统与创新之间建立新的观看方式,并重新思考文化符号在当代语境中的意义。
米兰MAS博物馆收藏了大量非洲传统雕塑与手工艺作品。作为一个致力于推动艺术与科学对话的文化空间,这一独特的展览环境也为艺术家关于文化符号、视觉语言与跨文化交流的研究提供了富有启发性的展示语境。
埃马努埃拉·德·弗朗切斯基(Emanuela de Franceschi)的艺术之路,是一种深刻内在需求的表达与印记:一种不断追寻“他者”的过程——既是作为另一个自我,又是超越自我的他者,是一个可以建立关系的对象,通过这种相遇去重新发现自身与生命的关系,以及超越自我存在意义的探索。她关注“生命体”的一切形态并非偶然,尽管“人”始终是其绘画语言中的核心。理解这一点,对于把握其艺术的根基至关重要,也让我们得以进入我所称之为的——一种源自无法回避的内在冲动的“艺术家的执念”。

展览“非洲印象 - 埃曼努埃拉·德·弗朗切斯基”米兰MAS博物馆展览现场
Immagine della mostra "Segni d'Africa - Emanuela de Franceschi" presso il Museo d'Arte e Scienza di Milano
从最初接近其学习阶段的作品,如《克里特猫之梦》(1999),到那些被未知频率穿透、呈现出碎片化与震动感的作品,如《海滩的午后》与《再见》(2013,属于“干扰”系列,2013–2014),再到“回声”系列(2014–2018),在这一阶段中,主体不断重复、增殖、叠加,形成一种多中心的视觉结构,使观看者无法将视线固定于单一焦点——如《折磨我吧,用吻来折磨我》(2014)、《青春多么美好》与《与自我相伴》(2015)。在这些作品中,人形显然成为一种不可或缺、不可回避的存在,是其艺术研究中的关键节点。主体越是无法被单一解读,情感上的迷失感便越强烈。观者的目光与内心在画面中游走,试图捕捉某种尚未显现之物。时间仿佛被悬置,而在这种悬置中,原本主导画面的强烈色彩以及将形态连接又打散的符号网络——本应使空间饱满而喧嚣——却被面孔与身体的凝固所赋予的节奏所“静音”。由此,视线被引向新的地平线与维度:闭合的眼睛、静止的眼睛、无光的眼睛;雕塑般的面孔、人类的面孔——一切在层层叠加中汇聚成一种感官的密集场域,构成作品深层的敏感核心。

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Immagine della mostra "Segni d'Africa - Emanuela de Franceschi" presso il Museo d'Arte e Scienza di Milano
德·弗朗切斯基的创作方式远离任何策略性的取悦观者之意图,而是源于一种迫切且不可延迟的对“人”的探究,这种探究塑造并引导着她的艺术路径。面对“人物”的选择不仅是一种方向,更是一种必然,是检验她与现实世界关系的场域。身体因此成为自我内省的对象——一种并不寻求答案,而是不断提出问题的过程。她笔下的面孔神秘、不可穿透、庄严且充满戏剧性,其中的人性通过古老历史与过往文化的滤镜被呈现,以至于这些面孔即便来源于现实,也具有雕塑般的质感。这种凝固与张力,有时又与城市视觉语言相互交织——一种即时、可识别的视觉符号系统,构成我们所处时代的日常景观,这一点在“变形视觉”系列(2022–2024)中的部分“城市视觉”作品中尤为明显。

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Immagine della mostra "Segni d'Africa - Emanuela de Franceschi" presso il Museo d'Arte e Scienza di Milano
德·弗朗切斯基是一位在“面孔执念”中不断探索的艺术家,她借助雕塑性元素或“面具”这一重要媒介,在自我与他者之间设置了一道富有意义的“界面”。正是通过这一媒介,她将过去与现在、历史与当下相连接,彰显了个体与集体记忆的价值——无论是个人的还是文化的。这种记忆承载着痛苦、力量、韧性与人类的勇气,是生命历程不可抹去的见证。而这种执念,在其最新系列《非洲印象》(2025)中得到了尤为强烈的体现。
在这些作品中——以及她此前的创作中,虽表现方式不同、较为隐晦——艺术家始终在表达一种迫切的需求:为神秘、不可言说以及存在本身难以测度的发生重新赋予意义。在这一语境下,非洲面具成为一种象征性的核心形象:它与人类与神圣紧密相连,是联结与转化的象征。对其再现,意味着重新确立一种在当代社会中逐渐被遗忘的维度——一个自然、人类与神圣不可分割的整体空间,不依赖于任何特定文化或宗教的界定。在那些再现面具真实面部特征的静止形态中,在那种即使眼睛仅为两道缝隙却依然强烈存在的凝视中,《非洲印象》强调了神圣与生命之间的深刻联系——不同层面的交织与共存。艺术家试图在不加修饰的情况下,将这种古老而神秘的真理重新呈现出来。在创作过程中,作品转化为物质、色彩与痕迹,成为某种可触及的实体——一种需要被探寻,更需要被“感受”的存在。

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Immagine della mostra "Segni d'Africa - Emanuela de Franceschi" presso il Museo d'Arte e Scienza di Milano
艺术家并非再现,而是在探索、深入并“占据”这些面孔。她通过叠加于面具之上的符号结构,使图像不断重复与扩展,视觉由此发生分裂、增殖与延展,唤起节奏、声音以及异质现实的暗示。以极大的敏感性,德·弗朗切斯基轻盈地进入这一领域,捕捉一个潜藏于表面之下的意义、价值与象征的世界。这是一场通向未知世界的旅程——也是一场通向我们内心深处、通向整个人类存在的旅程。

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Immagine della mostra "Segni d'Africa - Emanuela de Franceschi" presso il Museo d'Arte e Scienza di Milano
Il percorso artistico di Emanuela de Franceschi è espressione e segno di una profonda necessità, della continua ricerca dell’altro come altro sé e altro da sé, altro con cui relazionarsi per ritrovare nell’incontro il proprio rapporto con la vita e il senso dell’esistere oltre il proprio sé. Non è un caso che la pittrice guardi al “vivente” in tutte le sue manifestazioni, anche se l’umano rimane centrale nella sua figurazione. Riflettere su questo aspetto è fondamentale per cercare di cogliere le ragioni su cui si fonde la sua arte ed entrare in quella che, per l’impossibilità di sottrarsi a un’urgenza interiore, definisco l’ossessione di un’artista.

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Immagine della mostra "Segni d'Africa - Emanuela de Franceschi" presso il Museo d'Arte e Scienza di Milano
Dalle primissime opere, più vicine agli anni della formazione, come Sogno di un gatto cretese (1999), a quelle frammentate e vibranti attraversate da frequenze sconosciute, come Pomeriggio in spiaggia o Sayonaradel 2013, appartenenti alla serie Interferenze (2013-2014), a quelle del ciclo Echi (2014-2018), nel quale il soggetto si ripete, si moltiplica, si sovrappone creando una visione multicentrica che non consente di fissare lo sguardo verso un unico punto, come in Straziami ma di baci straziami (2014), Quant’è bella giovinezzaeIn compagnia di se stesso del 2015, appare evidente quanto la figura umana sia un riferimento imprescindibile, inevitabile, una presenza assoluta, un nodo significativo nella ricerca artistica di de Franceschi. E tanto più viene meno la possibilità di una lettura univoca del soggetto, tanto più si vive uno spaesamento emozionale. L’occhio e l’animo vagano sulla tela per afferrare qualcosa che non si svela immediatamente. Il tempo è sospeso, e in questa sospensione, l’acceso cromatismo che domina la composizione e la trama dei segni che unisce e scompagina le forme, rendendo assordante e pieno lo spazio, sono silenziati dal ritmo imposto dalla fermezza dei volti, dei corpi. E così lo sguardo si apre ad altri orizzonti, altre dimensioni. Occhi chiusi, occhi immobili, occhi senza luce. Volti statuari, volti umani. Tutto si sovrappone in un affollarsi di sensazioni, nucleo sensibile, profondo dell’opera.

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Immagine della mostra "Segni d'Africa - Emanuela de Franceschi" presso il Museo d'Arte e Scienza di Milano
Un modus operandi, quello di de Franceschi, assolutamente lontano da un’intenzione strategicamente accattivante, dettato invece da quell’improcrastinabile, impellente urgenza d’indagare l’umano che distingue e orienta il suo percorso creativo. Misurarsi con la figura è una scelta, soprattutto un’esigenza, il territorio sul quale verificare il proprio rapporto con la realtà, con il mondo. E, infatti, il corpo diviene oggetto di un’introspezione del sé che non cerca risposte, ma pone interrogativi. Volti enigmatici, impenetrabili, ieratici, drammatici dove l’umano è filtrato dalla storia antica, dalle culture del passato tanto da rendere scultorei quei volti anche quando sono reali. Una drammaticità, una fissità talvolta contaminata da alfabeti urbani, linguaggio immediato, riconoscibile che caratterizza il quotidiano visivo che abitiamo, viviamo, come si osserva in alcune Visioni Urbane della serie Metamorfiche visioni (2022-2024).
Emanuela de Franceschi è un’artista che osa nella sua ossessione del volto ricorrendo all’elemento statuario o alla maschera, un diaframma significativo che pone tra sé e l’altro, o altro sé, e che le consente di coniugare il passato e il presente, la storia e l’epoca attuale, affermando il valore della memoria individuale e collettiva, biografica e culturale, quella memoria che è dolore, forza, resilienza, coraggio dell’umanità, testimonianza incancellabile della vita nel suo compiersi. Un’ossessione, che quest’ultimo cicloSuggestioni Africane (2025) evidenzia con grande energia.

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Immagine della mostra "Segni d'Africa - Emanuela de Franceschi" presso il Museo d'Arte e Scienza di Milano
L’artista avverte ed esprime in queste opere in particolare, ma anche nelle precedenti, sebbene in modo diverso, meno esplicito, l’urgenza di ridare significato al mistero, all’indicibile, all’imponderabile accadere dell’esistere. La maschera africana, in tal senso, in stretta connessione con l’umano e il sacro, simbolo di unione e di trasformazione, diviene emblematica. Raffigurarla, significa allora ridare centralità a una dimensione di cui la nostra società sembra aver smarrito il senso. Una dimensione dove natura e umano sono un tutto indivisibile con il sacro, a prescindere da qualsiasi connotazione culturale o religiosa. Nella fissità dei tratti somatici che riproducono le fattezze reali della maschera, nello sguardo così presente, anche quando gli occhi sono solo due fessure, Suggestioni Africane affermano, dunque, il profondo legame tra sacro e vivente, tra piani differenti ma interrelati, che l’artista vuole restituire nella sua arcaica e arcana verità senza nulla aggiungere. E nel processo creativo, l’opera si fa materia, colore, traccia, corpo tangibile di qualcosa da ricercare, o meglio da sentire nell’ascolto dell’opera stessa.

展览“非洲印象 - 埃曼努埃拉·德·弗朗切斯基”米兰MAS博物馆展览现场
Immagine della mostra "Segni d'Africa - Emanuela de Franceschi" presso il Museo d'Arte e Scienza di Milano
L’artista non rappresenta ma esplora, penetra, si appropria dei volti con segni la cui trama si sovrappone alla maschera, con elementi che si ripetono, per cui la visione si sdoppia, si triplica, si moltiplica evocando ritmi, suoni, suggestioni di realtà altre.Con grande sensibilità, de Franceschi entra in punta di piedi e cattura un universo sommerso di significati, valori, simboli. Un viaggio verso un mondo sconosciuto, il nostro viaggio interiore, il viaggio dell’umanità.
文 / 伊达·米特拉诺
Testo di Ida Mitrano
现场摄影:王雪纯,陈俊伯
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